“Let's dance Piotta”, dalla Leventina un sogno di arte e di bellezza

“Let's dance Piotta”, dalla Leventina un sogno di arte e di bellezza
Una “prima” a Quinto, nel cuore del mondo dell'hockey: a proporla è Jennifer Piccoli, insegnante con attività già espressa in varie sedi e che, a fianco di una formazione continua per sé, da due settimane sta “spingendo” il progetto con un vero e proprio “atelier” della coreutica. A tappe, passo dopo passo, e con immediato riscontro.

Questa è una storia da leggersi a rovescio e mostrando apertura mentale ai “crossover”; una di quelle vicende che si irradiano dalla megalopoli al microborgo che è frazione di un microComune, laddove Milano in versione lombarda e non texana diventa quartiere periferico di Piotta nel territorio di Quinto, pensa un po', proprio nella piccola Patria dell'hockey. È infatti la storia di un sogno che Jennifer Piccoli, ballerina sin dall'età di cinque anni e con il sogno di diventare insegnante, ha tradotto in realtà nel profondo della Leventina: una scuola, la “Let's dance Piotta”, che da due settimane è esperienza percepibile (per trovarla basta andare a far due passi sulla Cantonale) e che è destinata ad affermarsi. Per i corsi, certo. Per la didattica, sicuro. Per i programmi, sulla fiducia ben riposta in una giovane professionista. E per gli eventi: ne arriveranno, perché saranno generati dall'interno. Filiera esemplare: io insegno, tu impari, noi insieme applicheremo quel che sarà patrimonio comune di conoscenza, ed in tal modo coinvolgeremo altri. Ad una voce il racconto, da una voce la genesi della “Let's dance Piotta”. “Avevo 10 anni quando mi fu proposto di continuare gli studi di danza alla “Scala” di Milano; rinunciai per l'età e per l'ovvia distanza che avrei dovuto mettere tra me ed i miei familiari. Sette anni più tardi iniziai il percorso come insegnante, dando lezioni nei doposcuola, ed a 19 anni decisi di puntare alle audizioni alla “Spid” di Milano, che è un'accademia professionale; la titolare dei corsi di preparazione mi volle al suo fianco e, poi, mi chiese di rilevarla nella conduzione della sua scuola, cioè proprio quella di cui all'inizio ero stata soltanto un'allieva... Niente più “Spid”, ma la proprietà di quella sede e di quella realtà in cui ero cresciuta e mi ero affinata”. Il primo sogno - persino oltre le aspettative - che diventa realtà; ma, nell'interpretazione della giovane Jennifer, solo un trampolino di lancio: “Frequentai poi vari corsi per insegnanti di anatomia infantile ed adolescenziale nella danza, di danza propedeutica per bambini a partire dai quattro anni, di danza classica, di jazz moderno e di “hip hop”. E continuo ancora, con cicli di formazione e di approfondimento a Milano, obiettivo il conseguimento del titolo di insegnante direttamente da Londra ossia sotto le insegne dell'“Imperial society teachers of dancing”; per me, un passo obbligato, non vigendo ancora una legge che definisca il nostro ruolo. Poi... poi, vabbè: cinque anni or sono mi sposai e prese forma l'ipotesi - dico meglio: incominciai a nutrire la curiosità di provarci - della costituzione di una scuola o di proporre corsi sul territorio della Leventina; cosa non impossibile ma difficle da attuarsi, avendo io in contemporanea un'altra scuola nel Luganese. L'estate scorsa mi sono tuttavia buttata sui seminari estivi, proprio ad Ambrì, e con buoni risultati; sicché, con l'aiuto di mio suocero che si è dato d'attorno per trovare i locali adatti...”, e tutto quel che consegue e che si sa. Partenza “organizzata”, dunque: con l'appoggio del Patriziato di Piotta, oltre che dei familiari. “Al momento operiamo con me come unica insegnante; nel medio periodo mi piacerebbe trovare una collaborazione con un insegnante di ballo liscio per le persone adulte. Tengo i corsi di “hip hop” il lunedì, dalle ore 17.00 alle ore 19.30, essendo impegnata a Lugano nel resto della settimana; da settembre vorrei puntare anche su altri corsi, per l'appunto la danza propedeutica per bambini dai quattro anni in su, ed il jazz moderno, e la danza classica”. Sullo sfondo, un'esigenza personale: “Trasmettere la danza come arte, perché dietro a questo mondo meraviglioso c'è un lungo percorso fatto di disciplina e di relazione con l'arte”. Prossima tappa: a giugno, uno spettacolo con i gruppi che si stanno formando ora. Buon viaggio.

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