Filo di nota / Ticinesi “sostituiti” in casa “Coop”. Ma allora è un vizio...

Filo di nota / Ticinesi “sostituiti” in casa “Coop”. Ma allora è un vizio...
Nemmeno il tempo di uscire sabato, ed alle spicce, su un caso specifico, ed ecco che ci càpita di intraudire che quella situazione non è unica, anzi. Ricordate quel che si raccontò circa una stazione di servizio “Coop” ad Arbedo-Castione, dove nell'arco di qualche mese il neogerente straniero fece piazza pulita dei dipendenti ticinesi all'interno del punto-vendita, e nel contempo facendo posto a persone a lui vicine, ma molto vicine, ma proprio molto molto vicine, trattandosi di connazionali e per di più amici, sodali e parenti? Vicenda sgradevolissima, si disse, soprattutto dopo un riscontro ai vertici della “Coop”: vertici che, in buona sostanza, riconobbero al gerente il diritto di fare quel che volesse, pare che sussistano principi inderogabili di autonomia anche in spregio alla logica secondo cui la sostituzione di personale indigeno (un elemento dopo l'altro) non è per nulla commedevole, peccarità nulla contro i ticinesi e contro gli svizzeri, ma la libertà d'impresa et patati et patata. E che direrebbero e che diranno, in casa “Coop”, ora che li si mette davanti all'evidenza di una seconda situazione dello stesso tenore? Diverso il luogo, e dunque non Bellinzona nel tratto di Cantonale che mena verso Arbedo-Castione ma Minusio via Rinaldo Simen 56, tra l'altro stazione di servizio reinaugurata fors'un tre anni or sono sulle ceneri di altra sigla: e qui risulta che analogo procedimento sia in corso, talché due sono i sopravvissuti autoctoni (più una frontaliera) mentre altri collaboratori sono stati via via “rimpiazzati” con il medesimo metodo. La curiosità? Beh: conduzione nelle mani del cognato - connazionale, cela va sans dire - di colui che è gerente nell'altro negozio, e compresenza della moglie che dunque è sorella del precitato, se il meccanismo è autorizzato ed implicitamente approvato da una parte non si vede per quale motivo non si dovrebbe farlo funzionare da un'altra... Sempre sotto le mentite spoglie della “ristrutturazione aziendale”, sia chiaro.
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