Falsi poliziotti alle nostre porte. Idea: prendere le contromisure

Falsi poliziotti alle nostre porte. Idea: prendere le contromisure
Nuova versione della truffa già montata con nipoti farlocchi, amici rapinati all'estero e consulenti informatici dalla sollecitudine senza limiti: stavolta, dall'altra parte del filo, un tizio che si spaccia per rappresentante delle forze dell'ordine e che punta ai vostri soldi. Colpo già tentato, in qualche caso, ai danni di anziani nel Locarnese. Ergo...

In questo mondo di ladri non basta che ci si trovi a che fare con il falso nipote con improvviso bisogno di denaro (calci nel sedere a due a due sino a che siano diventati dispari), con il falso amico che chiede un urgente trasferimento di denaro in quanto fresca vittima di rapina in una nazione estera (non raccontiamo balle: esiste un'autorità preposta) e con il falso informatico che ti chiama dalla “Microsoft” per un'anomalia ovviamente risolvibile al telefono (e qui ci si deve accontentare del frasario a contumelie in lingue miste; particolarmente efficaci il croato, il bengalese ed il coreano, parole poche ma ben piazzate). Macché: dobbiamo vedercela ora anche con il falso poliziotto, cosa che irrita doppiamente nel senso che da una parte si portano rispetto e reverenza alla divisa e scoccia il dover mettere in discussione l'interlocutore quand'egli si appalesi, e dall'altra un poliziotto che si trovi davanti un falso poliziotto dovrebbe godere di ampio margine di apprezzamento in eccedenza alla norma della proporzionalità nella reazione, nulla di abominevole ma un messaggio chiaro ed atto a far sì che al tizio non venga più voglia di riprovarci. Alle brevissime, raccomandazioni imperanti giungono oggi proprio dai vertici della Polcantonale, stanti varie informazioni pervenute e concordi nell'indicare che sul territorio sono all'opera alcuni truffatori così organizzatisi: a) primo colpo di telefono da un numero visibile ma truccato (chi riceve la chiamata è portato effettivamente a considerare valido tale contatto, normalmente brevissimo, se arriva da un apparente 091.117117) o in simulazione di altro numero di servizio; b) secondo dialogo ed esposizione di un fatto inventato di sana pianta, ad esempio il fresco arresto di due specialisti in furti con effrazione, e ciò nel quadro di un'indagine per reati contro il patrimonio su suolo ticinese; c) in correlazione con tale arresto, l'indicazione del fatto che tali malviventi avevano colpito nelle vicinanze dell'edificio in cui vive la persona chiamata al telefono o addirittura nel medesimo stabile; d) poi, la raccomandazione a raccogliere i valori detenuti in casa e ad andare a ritirare quanto depositato in banca, essendo emerso dalle evidenze dell'inchiesta che persino gli impiegati di quello specifico istituto di credito sono coinvolti nella vicenda giudiziaria; e) infine, nascondere o sotterrare denaro e preziosi all'esterno dell'abitazione, e ciò sino a nuova indicazione. Nuova indicazione che non giungerà mai, perché i malviventi spunteranno nel frattempo da un angolo del terreno, arrafferanno la merce e se la fileranno senza rilasciare ricevuta.E se pensate che questa sia una storia che non sta in piedi e che qualcuno ha visto troppi telefilm ed alla trama ha voluto aggiungere anche la cresta, beh, date retta a noi che diamo retta a loro (cioè alle forze dell'ordine): operazioni del genere sono state tentate di recente nel Locarnese, versante lago per intenderci meglio, ai danni di anziani germanici e svizzerotedeschi. Per i consigli di rito si rimanda alle solite pagine InterNet della Polizia cantonale, ma su una pare doveroso il richiamare attenzione e sensibilità: anche se una cosa del genere vi viene richiesta ed anche se venite messi sotto pressione, mai citare il nome e/o il cognome di un parente. Fidatevi sulla parola.

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